RockLab (May 2008) --italian--
12-06-2008
Non è semplice batteria, o almeno non solo, quella di Belfi. A guardar bene non è neanche ritmo quello di cui si parla quando l’argomento è Andrea Belfi e di conseguenza questo ‘Knots’. Tutt’al più ogni azione ha le sembianze e l’aspetto di nuclei indipendenti, vivi e organici dove i colpi si disperdono in un gioco di concatenazioni di riverberi, synth, tamburi e trasfigurazioni; la via che 'Knots' infatti insegue, tra le tante possibili offerte, è quella di un blues isolato, funereo, maestoso quanto allo stesso tempo intimista; sono colpi a rimbombare e riverberare negli spazi, nelle ridondanze grevi e infinite offerte dal suono della cassa, spaziale e ancestrale, panafricana nei suoi grandi nodi di bassi-riverberi-silenzi, dub grezzo, trip hop minimalista, gospel.
A tratti tornano i fantasmi dell’improvvisazione europea e dei grandi batteristi “silenziosi” (Jason Khan, Dean Roberts), arrivano i segni di un’improvvisazione finalmente totale che sa coniugare forma E canzone e tutti i suoi strascichi – ascoltate la dinamica sui piatti dell'ultimo pezzo! Quattro tracce che si muovono dapertutto all’esterno del loro minimalismo (un disco composto di una struttura tipo “strofa-ritornello” che si ripete all’interno delle tracce stesse) per scoprire quello che già si poteva ammirare dal precedente ‘Between Neck And Stomach’: la più completa via verso la rimembranza, stavolta compattata in un unico e fascinoso lavoro di una spiritualità, organizzazione e prospettive abbicinanti.
Autore: Giorgio Pace
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