Andrea Belfi

Stillivingrooms

Mirco Santi: images
Andrea Belfi: sound & concept

Stillivingrooms consists of an audio/visual live-set, which takes place inside an apartment’s room (or more than one room), using its physical (forniture, windowpanes, walls) and conceptual elements (intimacy, familiarity, sense of protection). The narrative sequence is divided into three parts, but it doesn’t care about following a linear time progression.
Stillivingrooms confronts the very notion of feedback: sounds are diffused by the same devices which produce them in what we might call a ‘dirty’ circle; similarly, images of interiors are projected on an actual room surfaces, unperfectly redoubling them. This process creates a trompe l’oeil/trompe la conscience which gently pushes the audience to perceive anew the domestic/private space.
Stillivingrooms plays with different elements: the Intimacy (of the apartment where the project takes place, of Home Movies images taken from private family archives), the repetition of sound elements, the free association of forms, emotions and sounds inspired by the interaction between audio and video.

AUDIO

The aim is to create an aural and conceptual interaction between the place where the sounds have previously been recorded and the place where they are being diffused.
In the first part, sounds are obtained by the beating, clashing and vibrating of objects, forniture and other elements of the room itself (windowpanes, doors etc.). These elements turn into ‘resonant bodies’ through 8 small sized speakers placed on or inside them.
In the second part, instead, the recorded sounds/voices/sinusoidal drones gain more and more power as they eventually take over their ‘resonant bodies’. The microphone at the centre of the room dominates this section, starting a back and forth dialogue with all the speakers and, in so doing, creating multiple intertwining feedbacks.
In the third and last part all these “tunes” – the recorder and the live ones – combine or clash together, reaching an ‘anti-climax’, where they get disrupted and merge in a quiet yet non-tranquillizing end.

IMAGES

a stream of images coming from amateurs’ films – shot in 8mm, 9,5mm and 16mm -: the eye of the camera catches glimpses of spaces, lives, movements.
We surf through films of scattered pieces of forniture, bourgeois interiors, so familiar to all of us yet all long time gone (the material was selected among the 30’s up to the 80’s films).
The inhabitants of these spaces were captured in their intimate everyday life, during their vacation time, or while pretending to be shooting a ‘real’ movie.
All of these films are projected on the walls, doors, windows and on the forniture of a private apartment (and, as the audio part, these films are ‘tailored’ on the apartment where they ‘happen’), melting into the new hosting space, and, at the same time, transforming it. Errors, repetitions, blurred edges, over and underexposed stills aim at keeping up the tension between the familiar and the unknown, raising in the audience an estrangement feeling, reminding them that, after all, they are not at home.

Stillivingrooms has been presented at Netmage Festival in Bologna (January 2008), Fondazione Claudio Buziol (May 2008), ArtFall in Ferrara (October 2008)

WATCH

Stillivingrooms@Almost Cinema 2010, Ghent/Belgium, October 2010

Stillivingrooms@Almost Cinema Festival 2010, Vooruit, Ghent from Andrea Belfi on Vimeo.

Stillivingrooms@Almost Cinema 2010, Ghent/Belgium, October 2010

Stillivingrooms@Fondazione Claudio Buziol, Venice May 2008YouTube Preview Image

Stillivingrooms@Netmage Festival 2008, Bologna
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Alcune considerazioni riguardo alla performance di Franco “Bifo” Berardi:
“Nell’inverno del 2008, nel quadro i NetImage ospitai a casa mia una performance organizzata da un gruppo di ragazzi che stava facendo un esperimento di grandissimo interesse.
La performance si chiama Still living rooms e fa parte di un esperimento di archiviazione dei filmati amatoriali a carattere familiare dei tempi passati (soprattutto degli anni 60 e 70 quando la tecnologia di ripresa su pellicola o su supporto elettronico cominciava a diffondersi.
La performance e soprattutto l’iniziativa di archivio e rubricazione del materiale visivo amatoriale mi ha sollecitato alcune considerazioni.
Una considerazione di tipo specificamente poetico legata alla messa in scena. Come si svolgeva la performance? In un appartamento pieno di libri, oggetti d’uso comune, dipinti attaccati alle pareti, tavoli tavolini e tavolinetti, sedie poltrone polvere e pentole entrano quante persone l’appartamento può contenere, si siedono per terra, sui tappeti, ai appollaiano sulle sedie e le poltrone.
Poi ecco che in diversi ambienti (in tre diverse camere mi pare) cominciano a ronzare degli apparecchi di proiezione. Buio, sui muri del salotto, della camera da letto della cucina vengono proiettati in maniera più o meno sghimbescia delle scene filmate da persone qualsiasi in epoche lontane. L’argomento delle registrazioni filmiche presentate proiettate sul muro è costituito da ambienti casalinghi. Interni degli anni lontani incui questi filmini vennero girati da padri o madri o figli alla scoperta della nuova tecnologia amatoriale.
Interni proiettati in interni, prolungamenti quasi degli spazi dell’interno contemporaneo, incapsulamenti inscatolamenti di stanze del passato che ridiventano vive nel contatto cn le stanze del presente. O forse il contrario, camere del presente attualmente abitate che diventano morte al contatto con la proiezione di camere che furono viventi quaranta anni fa.
L’effetto mi parve particolarmente efficace: una sorta di deterritorializzazione temporale e al tempo stesso una sorta di riterritorializzazione spaziale. Che si svolgono al tempo stesso, incastrandosi una nell’altra.
Ma c’è un secondo aspetto della cosa che mi parve interessante (in prospettiva teorica).
E’ l’idea stessa di archiviare e repertoriare tematicamente materiale filmico amatoriale quasi per poter costituire quelli che possono divenire semememi filmici ricomponibili in opere narrativo-filmiche. L’arte filmica del futuro e del presente perché no tende a divenire arte di ricombinazione di sequenze filmiche eterogenee. Queste possono servire come elementi di base (sememi filmici direi) da montare secondo progetti unitari.
La moltiplicazione di strumenti di registrazione elettronica naturalmente amplia a dismisura la disponibilità di sememi filmici di questo genere, ma il materiale amatoriale dei decenni passati ha, in questo panorama in via di costituzione, un valore ed un sapore particolare, in quanto rende disponibile materiale che, per supporto, caratteristiche stilistiche e caratteri di contenuto (abbigliamento d’epoca, design de’poca interni de’epoca e così via) che offre la possibilità di dare alla ricombinazione filmica a venire una profondità storica, e sensibile che la registrazione elettronica attuale non può ovviamente fornire”.

Articolo pubblicato nel Febbraio 2008 dal quotidiano “il manifesto”
a cura di Rinaldo Censi

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